venerdì 6 ottobre 2017

C'è lana e lana .... i filati più belli che ho avuto occasione di lavorare.

Quando inizi a fare a maglia ogni filato è buono, nel senso che non hai le conoscenze ne l'esperienza per riuscire a distinguere un vero "buon filato" da uno mediocre.

All'inizio tutte siamo attirate dai filati fantasia, le fettucce, quello a pallini, quello grosso tutto variopinto, buoni prevalentemente solo per fare sciarpe e quando si inizia a capire la differenza immancabilmente ci si sente stupide ad averli acquistati.
Poi si passa alla fase "acrilico si o acrilico no".
Al principio non si riesce a capire perché tutti ce l'hanno con l'acrilico quando ci sono molti filati belli che ne contengono e sono anche piacevoli da lavorare... finché arriva il fatidico momento, la knitter entusiasta prende in mano un vero bel filato, quello che più lo tocchi e più lo toccheresti e che, anche se ci sono 30 gradi all'ombra, non riesci a non lavorare.

In quell'istante tutto ciò che è stato prima scompare e la knitter inizia a vivere un periodo di vero amore per i filati. Ed è finita! Perché inizierà a volerne sempre di più ed a riempire armadi, cassetti, cassepanche di lana, rischierà il divorzio, i figli la ripudieranno... a parte gli scherzi, davvero si farà fatica a resistere all'acquisto compulsivo.
Ma stavolta sarà un acquisto consapevole e ben motivato. Meglio 200 gr di pura merino piuttosto che 5 Kg di filato plasticoso.

Io per voi, per venirvi in aiuto e per farmi odiare dai vostri mariti e compagni, voglio qui elencarvi i filati più belli che ho avuto occasione di lavorare in questi anni.


Il mio primo amore è stato per Rowan e i suoi filati. Ben presto però ho smesso di amarli perché in commercio ce ne sono di molto più belli a costi inferiori.
Però voglio segnalare la Rowan Cocoon che secondo me è la più bella lana mista a mohair in commercio.
E' morbida e calda, soffice, pelosa e ottima per cappelli e sciarpe o cappottini.


Un trend che adoro è Shilasdair. Made in Scozia, isole Skye. Lane speciali tinte a mano in calderone con prodotti naturali autoctoni.
La Luxury Dk con cammello è davvero sorprendente. Ruvida al tatto e molto calda per quanto sottile. Lascia sulla pelle l'aroma del componente usato per la tintura e una volta lavata si gonfia e ammorbidisce.
Occhio al primo lavaggio però, da tinta a mano che è, tenderà a lasciarvi l'acqua coloratissima.

Senza dubbio uno dei brand che vale la pena acquistare è Malabrigo. I colori sono brillanti, con personalità e variano da bagno a bagno. La gamma di spessori è davvero ampia, dal lace al super bulky. Prevalentemente si tratta di merino. pura o mescolata con altre fibre (alpaca, seta).
Mentre la lavori pensi solo a quanto sia morbida, definita, piacevole e ti inebri nell'intensità dei suoi colori e delle sfumature.
Bella! 

Ora salgo verso il top.
Intramontabile Madelinetosh, dall'america con passione.
Un filato spettacolare, definito, morbido, colori pazzeschi. Lo tocchi, lo annusi, lo accarezzi e ti piace, non puoi farne a meno. Il prezzo è alto ma la qualità si sente ad ogni punto.

Non è un must come Madelinetosh ma piano piano ci sta arrivando e lo sta facendo nel modo più spettacolare in assoluto: Hedgehog Fibres. Il filato è bello ma è il colore a fare la differenza. Beata tinge a mano con delle "ricette" tutte sue e difficilmente riproducibili. I colori sono delle vere esplosioni d'arte e ad ogni bagno cambiano un po'. Unica pecca: il sito internet. I colori delle matasse risultano sfalsati di molto rispetto all'originale tanto che un "dragonfly", che sul sito può sembrare sul blu/rosa, all'arrivo a casa risulta più tendente al marrone, e non è poco. 
Li sta a noi fare una ricerca su www.ravelry.com e guardare le foto delle varie matasse in stash delle utenti in modo da farsi un'idea più reale del colore.

Voglio spendere due parole anche su ITO, un brand giapponese. I filati sono particolari, molto sottili, ma hanno davvero carattere. Seta, carta, ecc ITO propone prodotti che difficilmente si apprezzerebbero da soli ma usati per capi estivi o doppiati con altri tipi di filati, rendono molto in tutti i sensi. I prezzi sono convenienti e la qualità è davvero buona.
Qui sotto un mio progetto fatto con ITO (Kinu, Gima e KinGin) e BC Garn Tussah Tweed.


Se vi piacciono i filati un po' rustici Holst Garn fa per voi. Ottimi prezzi, alta resa, propone vari tipi di prodotti con cotone, lana e seta. Gamma colori molto ampia. Acquisto e spedizione direttamente dalla casa madre a prezzi contenuti.


Ultima e per ora mi fermo qui: Drops Design. Ha il grosso vantaggio di avere prezzi molto bassi. I filati sono standard: merino, merino-seta, alpaca, cotone, ecc . Su alcuni non posso dire ci sia una qualità eccelsa, non sono niente di speciale in realtà, altri invece sono buoni e molto apprezzati anche da chi è abituato a qualcosa di più.
Segnalo la Delight, la cotton-merino, la Flora e Alpaca.


Come si nota non ho citato marchi italiani. Filiamo per mezzo mondo ma quello che vendiamo non è niente di che. 
Posso però fare una nota positiva per i tintori autoctoni che acquistano (o addirituttura filano) il top o il filato neutro e poi si cimentano con pentoloni, erbe, tinture naturale e sintetiche, ecc. 
Ce ne sono molti, non farò l'elenco perchè non li ho provati tutti.
Si possono trovare in qualche fiera della manualità e degli hobby creativi tipo "abilmente" o in qualche manifestazione. Se vi capita di trovarne che espongono fermatevi e valutate i filati perchè ne vale veramente la pena.


E qui vi saluto, al prossimo aggiornamento!

martedì 26 settembre 2017

Maglia e logica - capire dove ti vuole portare un pattern - istruzioni per la comprensione



 Di norma si pensa che il lavoro a maglia sia una semplice esecuzione meccanica. C'è una "ricetta" (istruzione, schema o pattern) e l'esecutore presta solamente la sua manovalanza. 
C'è anche chi pensa che basti mettere su un po' di punti e si va avanti come viene viene. Questo era il modo di lavorare di mia mamma e, devo essere sincera, rapportato ad oggi lo trovo alquanto approssimativo.
La maglia è principalmente logica, ad ogni azione c'è un risultato, ma a volte "seguire lo schema" non basta.

Come in una ricetta di cucina, potete tenere al grammo tutte le dosi e il procedimento il più fedele possibile ma alla fine le brutte sorprese non mancano e vi ritrovate con un piatto insipido o troppo salato, una torta che non è dolce, troppo secca o troppo umida. Siete voi che dovete assaggiare, siete voi che per prima cosa dovete conoscere gli ingredienti e per seconda dovete capire da subito dove vuole portarvi la ricetta, perché se vi fa aggiungere burro al posto dell'olio o viceversa il motivo c'è e se voi per primi ne siete al corrente capirete anche da subito se quel tipo di scelta è coerente con il vostro piatto o se va modificata.
Questo perché la ricetta perfetta non esiste.

Anche il pattern del designer più figo della terra difficilmente va bene così com'è. A volte per la fretta di scriverlo ci sono degli errori, mancano delle parti, i tester non si accorgono o non ci sono addirittura tester e ancora: siamo noi ad essere "diversi" da quello che richiederebbe il modello.
Faccio l'esempio della giacca stile chanel. Questo è un modello talmente personale che un'istruzione standard non esiste. La scrivono si, l'hanno sicuramente scritta, ma dire che vesta tutte le taglie con lo stesso bel risultato è la bugia per eccellenza.
Ci sono fianchi diversi, seni diversi, altezze diverse, cose che rendono la Chanel un tipo di capo che deve per forza essere fatto "su misura".

E qui arriva il succo di tutta questa premessa.
Per poter lavorare bene su un pattern bisogna dapprima capire dove vi vuole portare.
I lavori a maglia bene o male hanno uno stesso svolgimento: avvio, lavoro, chiusura. Dentro però può esserci davvero di tutto.
è bene che prima di partire leggiate il pattern per intero, vi interroghiate sulle parti che non vi sono chiare, studiate ciò che non conoscete e vi domandiate perché ve lo fa fare.

perché mi fa partire con un avvio provvisorio?
probabilmente il bordo di avvio andrà cucito o ripreso alla fine.
Allora andate a guardare in fondo allo schema e verificate cosa vi farà fare a quell'avvio.

Dopo il bordo mi fa fare n giri a coste, perché?
Il bordo richiede una certa elasticità. Magari si tratta di un cappello, oppure il polsino di una manica, oppure è semplicemente decorativo.
Cosa mi devo chiedere?
  • mi piace il bordo a coste?
  • lo voglio magari cambiare da 2/2 a 1/1 perché mi piace di più?
  • non è che il mio filato poi molli troppo?
  • Magari non preferisco lavorarlo normale e poi piegarlo e riprenderlo dopo tot cm?
  • magari non preferirei un avvio tubolare?
Ecco già qui si vedono per una sola lavorazione almeno 5 domande. 

Ma è necessario farsele, può darsi che a fine lavoro quel bordo a coste non vi piaccia proprio, magari smolla e vi trovate con un capo di una taglia in più. Forse invece è proprio così che lo volete.

Domandatevi, domandatevi sempre tutto. Di designer da seguire alla lettera ne ho trovato uno solo nell'arco di 8 anni di lavoro a maglia... e comunque non c'è stato momento che non mi sia fatta delle domande sul quello che mi stava facendo fare.

Spesso è utile anche per capire se sia il caso di modificare le istruzioni in base alle vostre esigenze. 
Può essere che un giro vita troppo largo non vi stia bene e lo preferiate più stretto. In questo caso è un bene riuscire a capire dov'è che vi sta facendo diminuire in vita e in che modo, per non arrivare al capo finito con una brutta sorpresa.

Chiudo il post con un esempio di un mio disastro. Ho modificato il pattern, non ho quasi praticamente seguito quello originale tranne che per gli aumenti del busto. Ero stanca, volevo solo finire la maglia, ho pensato che l'autrice non poteva aver sbagliato più di tanto.
Vi lascio con una foto del risultato. Guardate la zona vita/busto e fatevi due risate: il modello ha dietro delle ali da angelo a trafori... ma a me le ali sono spuntate soprattutto di lato.

un abbraccio lanoso!!!


giovedì 28 aprile 2016

Coco Gray Chanel

Come dire... Chanel... un marchio e un mondo tutto a se.



Esattamente un anno fa mi commissionarono un corso per una "giacchina Chanel" e io giuro non sapevo assolutamente cosa fosse.
Mi informai guardando Ravelry (www.ravelry.com) e guardando Pinterest.
Non esistevano schemi che fossero adeguati, assomigliavano a quello che era una giacca stile Chanel, ma non erano assolutamente quello che avevo in mente.
Partì progettandola da zero.L'ostacolo iniziale: che filato? E il secondo: che punto?
Il primo l'ho scelto in un lampo, avevo una rocca di una lana non ben definita ma felted al punto giusto (infeltrita) dello spessore adatto e che una volta lavata si gonfiava andando a raggiungere lo spessore perfetto per una giacca da non foderare.

Il punto invece mi ha dato più problemi, non riuscivo a trovarne uno che esaltasse il filato e desse quella texture rustica dello stile Chanel.

Per caso durante l'ultima lezione con i ferri circolari una mia allieva (che non avrò mai finito di ringraziare) mi mostrò la sciarpina fatta per una delle sue bimbe.. il punto a "coda di rondine" era perfetto per me!

Un ferro tutto a dritto e uno alternando i dritti ai rovesci, oppure un ferro tutto a rovescio e il secondo alternando dritti ai rovesci... è un punto double face.

Dopo aver campionato sono partita. Ho scelto di non lavorare il davanti e dietro separati ma di farli in un unico pezzo e sui fianchi alloggiare aumenti e diminuzioni.
Il lavoro è un bottom up cioè inizia dal basso e sale.

Per la sfiancatura ho diminuito di due cm per lato.

Poi agli scalfi ho iniziato a chiudere le maglie laterali e ho lavorato divisi i due davanti e il dietro.
Nel mentre sagomavo al centro lo scollo. 



Le maniche sono state progettate sulla misura polso e anche queste sono bottom up, con aumenti cadenzati su tutta la lunghezza. Ho sagomato la spalla chiudendo specularmente le maglie, a partire dall'ascella.

Poi ho cucito maniche e spalle.

Ho ripreso le maglie del fondo e dell'apertura centrale e le ho rilavorate a legaccio con una seta debbie bliss, ripetendo il tutto anche per lo scollo e le maniche.





Infine ho cucito i bottoni e creato le finte taschine...
Provata ed è venuta perfetta!!!
Conto di scrivere lo schema, che sarà più una ricetta/schema perchè la chanel deve vestire perfetta e non tutte abbiamo la stessa altezza e lo stesso giro seno.
E' stata una vera e propria conquista! Ma il corso non sono proprio riuscita a farlo... ho impiegato un anno a finire il progetto!

mercoledì 3 febbraio 2016

Un corso fair isle

La neve quest'anno non si è vista.
Poco male, la portiamo noi!!!

Un corso sulla tecnica fair isle (jacquard per noi italiani) con tecnica a due mani in tre lezioni da due ore l'una nel quale lavoreremo il cappellino della foto, unisex e adatto a svariati tipi di filati.

Se siete interessati contattate Filofilò Merceria Creativa, Via Napoleone III n.8/b, Villafranca di Verona, Tel 045 7903117.

Con la tecnica insegnata potrete affrontare qualsiasi progetto a due colori con motivi geometrici, dai maglioni, ai guanti, con lavorazione in tondo.

Iscrivetevi!!!


mercoledì 27 gennaio 2016

Un fiore che fa primavera KAL-CAL

Un fiore che fa primavera è il KAL (knit a long) o CAL (crochet a long) del gruppo QuelloCheHo.

Il gruppo è nato nel 2012 con lo scopo di raccogliere e distribuire ai reparti oncologici, cappellini per le donne che sono obbligate a sottoporsi a chemioterapie.
I nostri cappellini hanno caratteristiche ben precise: devono essere morbidi, fatti a mano a maglia o uncinetto, con filati naturali (lana merinos, cotone, seta, ecc), non avere punti troppo spessi o traforati. Il loro scopo principale è tenere al caldo le testoline nude ma anche portare un po' di allegria alle persone che li indossano.

L'iniziativa è senza scopo di lucro. Non si fanno offerte ne altro, si producono cappellini e basta. Questi poi vengono spediti al negozio Unfilodi di Carate Brianza.
La proprietaria, promotrice e ideatrice dell'iniziativa, si attiva direttamente per distribuire e consegnare i cappellini ai reparti di oncologici che ne fanno richiesta.

Il Kal/Cal è semplicemente un gruppo di persone che si incontrano sul Web usando la piattaforma Facebook o la piattaforma Raverly (www.raverly.com) e insieme fanno questi cappellini, si scambiano consigli e pareri e fanno vedere i loro prodotti finiti.

Se ti piace fare a maglia o uncinetto e vuoi fare con noi qualcosa di buono unisciti ai gruppi QuelloCheHo su Facebook - https://www.facebook.com/groups/1633879460228609/
oppure su Raverly - http://www.ravelry.com/groups/quellocheho-2

Il team di QuelloCheHo ringrazia di cuore tutti coloro che vorranno partecipare alla produzione dei chemocaps.



lunedì 25 gennaio 2016

La creatività è in crisi

Ho sempre pensato che il mondo del "knitting" (fare a maglia) fosse una specie di isola felice dove tutto quello che ti andava di fare era giusto, non c'erano regole, non c'erano maestrine... non importava come avevi ottenuto il tuo capo, l'avevi ottenuto e basta con la tua fatica e tanto valeva che anche se era la cosa più strana e grottesca del mondo, era tuo e per questo era bello. 

Adesso mi devo ricredere, ci sono tante maestrine in giro che si mettono sull'altare a predicare i canoni della maglia, che screditano le idee e i pareri degli altri, che pensano di essere le sole a saperne qualcosa. E questo mi intristisce. 

Maglia è creatività è fantasia è sperimentare. Se tutto ciò fosse regolato da quei stupidi canoni italiani dettati da gente che costruisce maglioni come si faceva negli anni '40 la creatività sarebbe morta da un pezzo.

Mi intristisce quest'incapacità di valutare le idee altrui, di confrontarsi. Le persone si nascondono dietro un tasto del computer per dire se una cosa piace loro o meno, senza giustificarne il motivo. Si segue la "designer" di turno come se stesse redigendo la Bibbia e se non parli e non la pensi come lei non sei da tollerare.
Le pecore laciamole a brucare l'erba per favore!

Amo la libertà di espressione e di opinione. 

Non tutti coloro che fanno a maglia hanno 12 ore di tempo al giorno da dedicarci, c'è gente che ha altri impegni, c'è chi lo fa solo per passione, non è un lavoro...
Se lo fate per lavoro non dovreste avere il tempo di lanciare affermazioni a destra e a manca, mettetevi a testa bassa e lavorate. 
E lasciate alla gente la possibilità di coltivare il proprio hobby in pace.

giovedì 25 giugno 2015

Ferri circolari, quale è quello giusto per me?

Premetto una cosa: non esiste il ferro circolare migliore tra tutti.
Ognuno ha caratteristiche diverse, pregi e difetti. Però con alcune piccole indicazioni si può andare a selezionare la tipologia più adatta alle nostre esigenze.

In 6 anni di sferruzzamento ho avuto occasione di provare varie marche di ferri.
Intanto c'è da dire che da quando ho i circolari componibili difficilmente riesco a lavorare con i dritti, anzi tendo ad usare i primi sia per la lavorazione in tondo che per quella in piano. Sono portatili, occupano meno spazio, si può lasciare il lavoro a riposo senza temere che scivoli giù, in definitiva sono molto più comodi.

La finalità di questo articolo è andare a descrivere appunto le caratteristiche dei vari brand da me provati in modo da fornire - a chi interessato - uno specchietto che possa aiutarlo nella scelta del circolare più adatto alla sua "mano".

Knit Pro
Di questa marca esistono svariate versioni: legno, ottone nickelato, metacrilato, legno cubics, ottone nickelato cubics, karbonz, dreamz, corte, lunghe.
La knit pro ha puntato sulla golosità dell'acquirente andando a creare una miriade di punte con caratteristiche diverse.
Cosa c'è di uguale: il cavo e l'innesto.
Cavo e innesto - Il cavo knit pro è costituito da un materiale plastico molto flessibile e abbastanza elastico da evitare la deformazione se sottoposto a piega/trazione. Ottimo per il magic loop.
L'innesto è avvitato, il cavo è maschio mentre la punta è femmina.
Contro: la punta tende a svitarsi se non chiusa con l'apposita chiavetta, inoltre c'è il rischio che il maschio sul cavo si tranci o si sfiletti nel caso la punta venga avvitata con troppa forza.

A differenza del materiale di struttura le punte si differenziano anche nella lunghezza: normali o corte.
Entrambe possono essere utilizzate con tutti i cavi della serie knit pro.
Le punte corte sono ottime per la misura cavo da 40 cm per le piccole circonferenze (cappelli, colli) evitando così il magic loop.
La punta normale va bene per qualsiasi cosa... ovviamente in questo caso il cavo da 40 non è utilizzabile in quanto diventa difficoltosa l'unione in tondo. Si possono comunque montare tutti gli altri cavi e per le piccole circonferenze è necessario il magic loop. 

Punte, materiale e forma.  
A differenza di altri brand, knit pro mantiene in tutto e per tutto una punta standard - non esistono versioni più appuntite o meno - andando invece a cambiare il materiale di costruzione e la forma dello stelo del ferro.
a) Legno. La punta in legno è una tra le preferite dalle knitters: è calda, piacevole al tatto, non rumorosa e bella da vedere con le sue sfumature di colore. Di questo materiale troviamo sia le punte normali (symfonie) sia quelle cubiche (symfonie cubics) che quelle colorate (dreamz). 
Le punte normali e colorate sono perfette per chi ha la mano stretta in quanto il legno fa scorrere meno il filato e quindi la tendenza è quella di tensionare meno il filo, inoltre filati scivolosi come la seta risultano più facili da lavorare.
Pro: il legno non si deforma, è caldo, permette un maggiore controllo sul filato
Contro: non adatto a lavorazioni complesse in quanto la punta può tranciarsi, è delicato, problematico con filati non scorrevoli.

La versione cubics è nata per chi ha di suo la mano larga e mantiene le stesse caratteristiche di controllo della versione normale. Unica cosa da tenere presente: un 5 mm cubics equivale a un 4.25 circa della versione normale.

b) Ottone nickelato (nova metal). Punta scorrevole, cava all'interno, cromata (a base nickel) in superficie. 
Pro: perfetta per filati non scorrevoli, leggera, facile da impugnare, non si spezza facilmente.
Contro: è delicata, se cade, la saldatura finale tende a staccarsi lasciandovi a tutti gli effetti una punta "mozza"; se lavorate punti difficili (es: 3ktog) con un calibro grosso, il rischio è di bottare lo stelo in quanto vuoto al suo centro. Materiale freddo e allergenico per la presenza di nickel.

Versione cubics (nova metal cubics): per chi ha la mano lasca e necessità di punti più stretti pur mantenendo lo stesso calibro.
Contro: con l'utilizzo i lati del ferro tenderanno a spianarsi facendo diventare la punta tonda (in modo non del tutto omogeneo).

c) Metacrilato (spectra). Si tratta della versione più economica. Il metacrilato è un materiale non scorrevole. 
Questo tipo di punta non è molto apprezzato tra le knitter.
Pro: i ferri sono belli in quanto colorati, non si deformano se si lavorano punti complessi anche con calibri grossi, sono economici.
Contro: non sono scorrevoli e la zona di giunzione tra punta e innesto al cavo è debole, rischia di rompersi se sottoposta a trazione.

d) Karbonz (fibra di carbonio). Sinceramente è un tipo di ferro che non ho mai avuto il piacere di provare. Indico le sue caratteristiche in base a quello che mi è stato riportato da chi ha avuto la possibilità di metterlo a mano.
Pro: Leggero e resistente
Contro: lo scalino tra la punta cromata e lo stelo del ferro tende a far inceppare il filo del lavoro.

Knit pro fornisce sia i ferri in kit che per la vendita separata. I cavi sono adatti a tutte le tipologie di punte prodotte dalla casa madre.
Ogni cavo ha nella confezione il tappo di chiusura per mettere a riposo il lavoro e la chiavetta che si utilizza per stringere l'innesto.

La casa madre produce anche ferri circolari fissi (non intercambiabili) di tutte le tipologie sopra descritte con cavi che vanno dai 40 cm ai 150 cm (dal cappello, allo scialle matrimoniale praticamente). 
I fissi sono d'obbligo per i calibri sotto i 2.75 mm solo per il fatto che non esistono ferri intercambiabili knit pro al di sotto di quel calibro.
L'unica pecca è che se si decide per questa versione si deve pensare di acquistare una miriade di ferri (sia per spessore della punta che per lunghezza del cavo).

Hiya hiya
Ferri circolari fissi e intercambiabili di origine giapponese.
Tra i primi ad aver introdotto le circonferenze inferiori ai 40 cm.
Tipologie: in acciaio steel e sharp e in bamboo.

Di queste vi parlo solo delle prime versioni in quanto l'ultima non ho avuto ancora il piacere di provarla.

Cos'ha di bello Hiyahiya: i kit senza dubbio.
Economicamente accessibili, permettono di avere in un'unica pochette tutti i ferri necessari, i cavi, i raccordi, i terminali e gli accessori.
Nei kit troviamo anche le misure più insolite come i 2.75, 3.25, 3.75 mm.
Componibili
Punta con terminale maschio e raccordo femmina. 
Il cavo è autoruotante, ottimo per evitare la torsione del lavoro quanto lo si unisce in tondo, si presta benissimo anche al magic loop.
Di questi ferri esistono le versioni corte 4" e normali 5". Come per i knit pro le punte corte si adattano alle piccole circonferenze.
Parliamo di hiyahiya steel nel caso di ferri in acciaio con punta standard mentre hiyahiya sharp è la versione aguzza.
Questa è ottima per i lavori lace, traforati e per i filati che tendono a dividersi facilmente.
Io sinceramente la adoro. Hiyahiya sharp è senza alcun dubbio il mio tipo di ferri preferito.
Contro della versione sharp: è molto delicata. Come per i knit pro la parte finale è saldata e in caso di caduta tende a staccarsi e lasciavi un moncherino ruvido. 

Contro del ferri componibili hiyahiya: servono due tipi di cavo, quello con raccordo small per i calibri fino ai 5 mm e quello con raccordo large per i calibri dal 5,5 in su. Di conseguenza servono il doppio dei cavi per formare un kit completo.

Fissi 
Come per knit pro hanno senso se si parla di calibri inferiori ai 2.75 mm o di circonferenze minori di 40 cm.
I fissi hiyahiya diametro 28 cm sono perfetti per le maniche dei maglioni.
Pro: non si fa magic loop.
Contro: calzini e maglioni vanno lavorati quindi un "pezzo" alla volta. Le knitter che amano lavorare le maniche o i calzini in coppia in questo caso sono svantaggiate.
Inoltre la punta è molto piccola, ci si deve abituare e all'inizio le mani fanno sicuramente un po' male.

ChiaoGoo
Li ho provati da poco e solo nella versione red lace.
Li ho trovati estremamenti simili agli hiyahiya con l'unica pecca del cavo che, si è autoruotante e perciò comodo, ma allo stesso tempo non facilmente utilizzabile col magic loop. Questo si spiega per il fatto che non è in materiale plastico ma in metallo ricoperto di plastica e quindi più rigido e difficilmente deformabile.
D'altro canto il cavo non prende forme e questo è senza dubbio un vantaggio.

Addi click
Di questi parlerò solo della versione intercambiabile in acciaio che è l'unica che ho provato.
La punta è in acciaio cromato con raccordo ad innesto non filettato: il cavo entra e poi con una breve rotazione si fissa definitivamente alla punta.
Pro: il cavo non si sfila dalla punta, inoltre è di un materiale plastico flessibile molto adatto al magic loop.
Contro: lo scalino che si forma tra stelo e cavo forma un ostacolo al filo che tende inevitabilmente ad incastrarsi in quel punto; la punta è grossolana, non adatta a lavori del tipo lace o traforati, è più lunga rispetto alle altre in commercio e ciò rende difficoltoso anche il magic loop.

Esistono kit anche per questo brand. Forniscono tutti i calibri e i cavi necessari assieme ai raccordi che permettono di ottenere un paio di ferri dritti da due punte circolari.
Una cosa bella è che nel caso di acquisto separato punta e cavo, la confezione contiene più dimensioni di cavi, quindi basta acquistarne una per avere già tutto ciò che ci serve.

Prym
Di recente knit pro ha lanciato sul mercato europeo i ferri a marchio Prym. Solo in legno e solo componibili. Non c'è molto da dire in quanto mantentengono tutte le caratteristiche dei knit pro symfonie.

Pony e similari
Ferri solo fissi in alluminio con cavo in nylon. Da E-V-I-T-A-R-E !!!
Non acquistateli. Di buono hanno solo il fatto che sono economici ma in pratica sono inutilizzabili: il cavo non è elastico, già nella piega di fabbrica è deformato e anche bollendolo o con altri accorgimenti non si riesce comunque a farlo tornare alla forma originale.

Ferri circolari in bambo da Amazon o in vendita da Tiger
In tanti li comprano perchè costano poco. In effetti non sono male. Per chi vuole iniziare possono costituire un punto di partenza.
Pro: Il bamboo scorre bene. 
Contro: sono fissi e il cavo in nylon vuoto all'interno si rompe facilmente, non sono adatti al magic loop.

Spero di avere in futuro la possibilità di aggiornare questo articolo includendo anche tutte le versioni di circolari che non ho ancora provato.
Nel frattempo mi auguro che questa piccola guida possa esservi utile e nel caso abbiate suggerimenti o opinioni non esitate ad aggiungere un commento al post o a scrivermi in privato.
Buon knit a tutti!!!



 
 




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